Chimbote è una città piuttosto grande del Perù, situata nella baia omonima che si trova sulla costa dell’oceano Pacifico, vicino a Trujillo ed è un grosso centro industriale grazie al suo porto.
Gli abitanti di Chimbote vivono principalmente di pesca ed agricoltura, ma negli ultimi tempi carestie causate da uragani (“el nino”) e crisi economiche, spingono molte persone e interi gruppi di famiglie a scendere dalle vicine montagne, abbandonando le loro povere coltivazioni, distrutte.
Poiché Nuevo Chimbote si trova in piena fascia equatoriale, d’estate fa un caldo infernale e il sudicio fermenta con un odore terribile. C’è una distesa di casupole di stuoie una unita all’altra, con una marea di gente giovane e bambini che cercano una via di sussistenza. E’ tutto sabbia: un vero deserto, non una pianta o un fiore.
Nella città di Chimbote, con il miraggio del lavoro sono arrivati a migliaia campesinos, peones. Nel sobborgo di San Luis, dove opera la nostra Suora, sono oltre 40 mila che vivono in maniera poverissima e con lavori occasionali, in capanne di fango, senza acqua potabile, strade, luce elettrica, con fogne a cielo aperto, ma con la speranza di un futuro migliore rispetto a quello che avrebbero avuto sugli altopiani delle Ande.
La vita si svolge tutta sulla strada, i bambini dormono per terra insieme al cane e tutti cercano di vendere qualcosa. La gente è rassegnata e disperata e per questo arriva a rubare tutto a tutti in modo organizzato. La situazione non è rosea certo: ci sono molte malattie, tra cui la tubercolosi; l’ospedale c’è, ma si devono pagare tutte le medicine e gli interventi sanitari.
In questo posto, nel 1996, è iniziata l’opera missionaria di Suor Giancarla, e di alcune sue consorelle dell’ordine di Sant’Eusebio.
La situazione che hanno trovato era drammatica: fame, malattie, moltissime per mancanza di igiene, mortalità infantile altissima, sfruttamento, violenza, droga, prostituzione, delinquenza, emarginazione.
Grazie anche alla solidarietà di molti amici rimasti in Italia, le tre Suore hanno realizzato un piccolo laboratorio di cucito dove insegnano alle donne a cucire i vestiti per loro stesse e le loro famiglie e un piccolo ambulatorio medico per le necessità immediate.
Coadiuvate da donne indios hanno in attività una mensa che fornisce oltre 100 pasti al giorno per coloro che non hanno possibilità di comperare alimenti per la propria famiglia; questo servizio è sorto per le necessità dei bambini che in maggioranza erano denutriti.
Hanno costruito una grande sala in mattoni che serve da scuola per i bambini che non possono accedere a quelle pubbliche perché le famiglie non possono permettersi le spese per i libri e la divisa, e sopratutto per chi ha difficoltà ad apprendere, dove tengono corsi di formazione, per lo pił rivolti alle donne, in materia di igiene personale e salute familiare e dove celebrano la Messa.
Distribuiscono latte, pane, acqua ed hanno per tutti una parola di incoraggiamento.
Da qualche anno con l’aiuto degli amici rimasti in Italia hanno iniziato a costruire case sane e dignitose in muratura “con tetto, porta, finestre, bagno, pavimento, luce e acqua”: per ognuna di queste occorrono 3500 $.
Suor Giancarla ogni tanto torna a trovarci e ci mette al corrente delle iniziative a cui sta lavorando, anche grazie all’aiuto economico degli amici rimasti in Italia.
Il suo indirizzo è:
Hna Giancarla Parolin
Correo Buenos Aires
Ap.do 31
NUEVO CHIMBOTE (Perù)
2006: la prima casa a Chimbote
Suor Giancarla ha individuato una famiglia particolarmente bisognosa cui offrire la prima casa costruita con l’aiuto della nostra Associazione: una mamma e tre bambini dai 14 ai 10 anni (il padre è ricoverato perché alcolizzato.
Qualche stralcio delle lettere che ci hanno mandato:
Mia cara e stimata sorella Gianna,
l’ho conosciuta grazie a Suor Giancarla e le scrivo questa lettera per ringraziarla moltissimo per tutto ciò che lei mi dato, qualcosa che mai avrei pensato di avere: una casa! Mi sembra ancora incredibile…
Io qui esco a lavorare quasi tutto il giorno perché devo pagare il ricovero di mio marito per problemi di alcool e se non pago lo lasciano libero e io non voglio perché è aggressivo con me e con i miei figli.
Dei 15 anni che siamo stati insieme 10 anni li ha passati a bere e io lavoro per questo e per gli alimenti dei miei figli, però adesso esco contenta perché casa mia è sicura e non ci sono nemmeno problemi di incendi e anche loro sono felici e molto riconoscenti.
Non sappiamo come potremo ripagare tanta bontà.
Cara sorella la lascio, io qui prego sempre per lei Dio meraviglioso e spero che un giorno possa venire nel nostro umile paese per poterla conoscere e ringraziare personalmente.
Molto riconoscente per tutto. Mille grazie a lei e agli amici dell’Associazione
Diana Delgado
Il mio nome è Jessica, ho 12 anni e sono in prima media. Spero che stia bene di salute e che non sia triste; grazie per la casa che ci ha dato, spero che Dio la benedica e che continui ad andare avanti. Vorrei essere come lei da grande.
La lascio con un forte abbraccio. Le voglio bene
Jessica
Il mio nome Alex, ho 9 anni. Grazie per averci aiutato, spero che stia bene di salute e se un giorno diventerò professionista la ringrazierò perché mi ha aiutato molto. Che Dio la benedica e forti abbracci.
Grazie. Alex Barron Delgado
Ho 14 anni e sono in 3° media; ti ringrazio sorellina Gianna per aver costruito la mia casa, ora sto già più sicuro in casa.
Che Dio la benedica Grazie, ciao, la lascio con un abbraccio e un bacio sulla fronte.
Vladimir Barròn Delgado
2007: seconda casa a Chimbote
Suor Giancarla a marzo ci ha scritto:
Carissimi amici del Progetto Eddy, un semplice scritto per dirvi la mia riconoscenza.
Vi presento il caso di una famiglia povera:
-il babbo Jorge lavora passando di casa in casa a fare piccole riparazioni, a volte non lo pagano
-la mamma Norma è in casa e lava a mano gli indumenti degli latri, così guadagna qualcosa
-la bimba Kenia ha 9 anni, è sottopeso e va alle elementari
-l’altra Darly di 5 anni va all’asilo
-poi c’è Mell che ha 4 mesi…
Ciò che guadagnano è appena sufficiente per il mangiare e la scuola, sicuramente non potranno mai costruirsi nemmeno una stanza.
La mamma Norma è buona e ci aiuta nella pastorale.
Io vorrei dirvi: fate ciò che potete, tutto è dono!
Ringrazio di cuore tutti gli amici di Eddy…
Suor Giancarla e sorelle
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E a settembre riceviamo:
Carissimi amici,
a nome della famiglia di Norma e Jorge con le loro tre bambine vi voglio ringraziare di vero cuore per la realizzazione della loro casa in muratura, sono molto felici perché per loro era sicuramente un sogno irrealizzabile, e ancora quando si svegliano al mattino non credono alla realtá di avere una casa che le ripara dal vento e dal freddo, che in questo anno é stato piú forte.
L’unica cosa che mi dicono sempre é che ogni giorno pregano per i loro benefattori perché Dio conceda tante grazie e la Sua perenne Benedizione,cosí pure fanno pregare le loro bambine, io mi unisco a loro e vi ringrazio di cuore di questo grande gesto di amore.
Con amicizia e riconoscenza
Hn. Giancarla e comunitá.
2008: un aiuto agli artigiani di Chimbote
Ci è stato proposto di aiutare alcuni artigiani che così potranno mettersi in proprio e provvedere alla propria famiglia. In particolare occorrono:
- due carrettini attrezzati con gas, per preparare e vendere pietanze
- un macchinario per lavorare il legno per un falegname
- i soldi per affittare una postazione al mercato per un commerciante
- due biciclette per raggiungere più facilmente il posto di lavoro
A settembre Suor Giancarla ci scrive:
Carissima Gianna e Stefano con tutti gli amici del progetto "Eddy", grazie di tutto quello che fate per la nostra missione; noi diciamo sempre che sono aiuti caritativi di persone Italiane , peró non diciamo mai il vostro indirizzo o cognome per protezione, altrimenti diventa una vita impossibile e incontrollabile, per bisogno a volte inventano bugie, peró promettono di pregare per tutti i benefattori e di questo sono sicura , perché mi chiedono sempre notizie di voi.
Il carrettino per vendere il mangiare rende a sufficienza per il vivere quotidiano della famiglia, la bicicletta serve per andare al lavoro, il posto di lavoro al mercato , se non si aiutava lo perdeva, e con che viveva poi?
La macchina per la falegnameria gli é stata sufficiente per rendersi indipendente e ora lavora in casa, e la sua moglie lo aiuta nel levigare o dipingere; da tutto questo vedi che ogni giorno c’é un piccolo miglioramento, sono veramente riconoscenti, io continuo a visitarli e a incoraggiarli, nella loro lotta per la vita, forse per un futuro migliore.